IL BURATTINO DEL BURATTINO! PER NON CAMBIARE NIENTE... MA PRIMA O POI IL POPOLO VOTERA'
- 12 dic 2016
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L’Italia ha il quarto governo non scelto dal popolo: dopo Monti, Letta e Renzi, adesso Gentiloni.
Il Presidente della Repubblica ha incaricato lui dopo aver ascoltato tutte le delegazioni dei vari partiti, ma alla fine le vere consultazioni si sono fatte a Palazzo Chigi, le ha tenute il premier uscente, Matteo Renzi ed è stato lui a imporre al Quirinale il nome di Gentiloni.
Questo dicono gli osservatori e commentatori più accreditati, opinione che condivido pienamente, soprattutto dopo aver letto la probabile compagine del nuovo esecutivo, che sarà sostanzialmente una fotocopia di quella del governo sconfitto nelle urne referendarie.
Su internet impazza la rivolta contro le istituzioni, ormai la politica non riesce più a colmare le distanze che la separano dalla società e si trincera dietro le solite trame di potere. Il burattino del burattino, alias, Gentiloni è la "faccia pulita" di un disegno gattopardesco cioè un immobilismo ammantato di signorilità, come quello del protagonista del romanzo Il Gattopardo di G. Tomasi di Lampedusa (1896-1957), volto a illudere la gente: far finta di cambiare affinché nulla cambi!
D’altra parte questo governo dovrà gestire gravosi impegni internazionali, dovrà sciogliere il rebus banche, con una serie di istituti di credito italiano a serio rischio default, dovrà fare la prima mossa per quanto riguarda la riforma elettorale, cercando di trovare un accordo con le opposizioni, dovrà rassicurare i mercati e instaurare buone relazioni con l’establishment trumpiano, dovrà porre rimedio ai disastri compiuti in alcuni ministeri come l’Istruzione, la Pubblica amministrazione e semplificazione amministrativa, viste le grandi contestazioni del mondo della scuola e la sonora bocciatura della riforma Madia da parte della Corte Costituzionale.
Il governo Gentiloni ha una forte impronta renziana, nel segno della continuità, nonostante il burattino Renzi avesse promesso il ritiro dalla politica in caso di sconfitta al referendum. A Palazzo Chigi resterà il suo fedelissimo Luca Lotti, che potrà continuare a dettare la linea per conto del suo capo. Non cambierà nulla negli indirizzi fondamentali della politica nazionale e le prossime nomine nelle più importanti società partecipate, da Eni a Enel a Finmeccanica continueranno ad essere gestite dal cosiddetto “giglio magico”. Il mito della presunta diversità renziana si dissolve, quindi, come neve al sole e cede la scena a un diffuso disincanto anche tra tutti coloro i quali speravano davvero che potesse essere lui il vero rottamatore e rinnovatore dei costumi della politica italiana. Questi sono i Pidioti sinistroidi!
Quanto alla durata del governo Gentiloni, potrebbe accadere l’imponderabile e cioè che le difficoltà economico-finanziarie del nostro Paese possano prolungarne la vita fino alla scadenza naturale della legislatura, nel febbraio 2018. I parlamentari uscenti, molti dei quali sono certi di non essere ricandidati, fanno gli scongiuri e auspicano che esso duri almeno fino all’estate. Pare, infatti, che dal settembre 2017 essi possano maturare il tanto ambito vitalizio, che, invece, in caso di scioglimento delle Camere prima di quella data, perderebbero. Considerazioni meschine, ma dominanti nel Palazzo, dove si ragiona già su un possibile accordo in materia di legge elettorale, al fine di sbarrare la strada del successo ai grillini. Ma si troverà la quadra tra destra e sinistra su un sistema di voto che garantisca rappresentatività e governabilità oppure il verdetto della Consulta, previsto per il 24 gennaio, scriverà la parola fine sull’Italicum e riporterà le lancette dell’orologio indietro di 30 anni, reintroducendo di fatto un sistema proporzionale?
Intanto Gentiloni ha già chiarito che la sua maggioranza è la stessa del governo Renzi. Considerazione ovvia e scontata, visto che Forza Italia e Berlusconi, pur dichiarando estraneità alle sorti del nuovo esecutivo, in realtà lo benedicono, considerati gli eccellenti rapporti tra Gentiloni e Confalonieri. D’altronde, gli azzurri non possono formalmente lasciare il monopolio dell’opposizione ai Cinque Stelle, Lega e FdI e quindi devono simulare di essere ostili al nuovo premier. In realtà Luca Lotti, destinato a rimanere sottosegretario alla Presidenza del Consiglio anche nel governo Gentiloni, ha incontrato Gianni Letta, plenipotenziario berlusconiano, ed è facile intuire cosa si siano detti.
Mi chiedo cosa sarebbe successo in Italia se a vincere domenica fossero stati i “si”. L’elettorato, in modo schiacciante, ha decretato la sonora sconfitta di un governo e di un certo modo autoreferenziale di fare politica, che viene sostanzialmente riproposto in queste ore da un gioco di squadra Quirinale-Pd-Forza Italia.
I soliti interessi hanno mosso la nascita del governo Gentiloni, benedetto da Renzi, che, tuttavia, per qualche mese farà finta di non occuparsene, limitandosi ad aprire e gestire con i soliti metodi la stagione congressuale del suo partito. Ma prima o poi gli italiani voteranno e si prenderanno la rivincita! Capito?
O almeno si spera.





















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